Internazionale

Attivisti LGBT russi: da The Hidden Flag agli ultimi arresti

Uno dei punti all’ordine del giorno delle agende dei nostri parlamentari è la legge contro l’omobitransfobia, che qualche giorno fa è stata approvata dalla Camera. Nei mesi passati invece abbiamo parlato e dibattuto a lungo di quello che stava succedendo in Polonia, ovvero l’istituzione di zone “LGBT free”. Insomma, nell’ultimo anno, nonostante la pandemia, si è dato spazio alle tematiche del mondo rainbow un po’ in tutto il continente, declinato ovviamente sotto vari aspetti e problemi.

A mancare all’appello dei paesi con acceso dibattito su questi temi è sicuramente la Russia. Sembra che da parte delle istituzioni della grande potenza ci sia un silenzio sacro e intoccabile, che pone un filtro nebbioso tra i confini fisici e la verità su quello che realmente sta succedendo nel Paese.

Era il 2018 e la Russia ospitava i mondiali di calcio, quando l’intero pianeta venne a sapere che in quella parte di mondo è vietato mostrare qualsiasi tipo di simbolo della comunità arcobaleno, poiché definita come “propaganda gay” e punibile con l’arresto. A portare questa notizia su tutte le piattaforme fu la straordinaria presa di coraggio di alcuni ragazzi che, sfruttando i colori delle magliette di diverse nazionali di calcio, hanno visitato i luoghi delle città russe disponendosi in modo da ricreare la bandiera del pride, simbolo della comunità da più di 40 anni. Sul proprio sito in quel periodo The Hidden Flag (questo il nome del gruppo di attivisti) era riportato: Yes, in the plain light of day, in front of the Russian authorities, Russian society and the whole world, we wave the flag with pride. Sì, in pieno giorno, di fronte alle autorità e alla società russa e a tutto il mondo, sventolavamo la bandiera con orgoglio.

Credits foto: thehiddenflag.org

La forte risonanza che quell’episodio ebbe (venne pubblicata anche su Billboard), lascerebbe credere che nel corso degli ultimi anni la situazione sia migliorata. Ricordiamo che, in fin dei conti, l’omosessualità in Russia è stata decriminalizzata nel 1993 e che non costituendo più reato, le notizie di ostilità civile nei confronti della comunità lgbt dovrebbe diminuire con il passare del tempo. Purtroppo, non è così.

Nel luglio del 2019 l’attivista LGBT Elena Grigorieva venne ritrovata morta, a 41 anni, con i segni di strangolamento e almeno 8 pugnalate. L’assassino venne individuato dal comitato investigativo; dopo le indagini del caso si dichiarò che il fatto era avvenuto per dei conflitti privati tra i due. I dubbi lasciati in sospeso non furono pochi, dato che l’attivista era notoriamente scomoda al governo di Putin, aveva una taglia sulla sua testa all’interno del sito omofobo ispirato alla saga di Saw (lasciamo a voi intendere il significato di questo riferimento) e più volte aveva denunciato di essere stata minacciata di morte.

Ancora nell’aprile del 2020 l’attivista femminista e LGBT Yulija Tsvetkova, dopo vari abusi legali, è stata messa agli arresti domiciliari per “propaganda gay”, dopo essersi fatta portavoce di un progetto di body-positivity sul corpo della donna e regista di uno spettacolo nel suo laboratorio teatrale “Merak” sugli stereotipi di genere. Molto presente sul web, grande importanza ha anche il suo costante lavoro nei gruppi su VKontakte (il social network più popolare in Russia). Uno di questi, “I monologhi della vagina” le aveva già fatto puntare addosso le attenzioni delle autorità per diffusione di materiale pornografico – ovviamente, non è di questo che tratta I monologhi della vagina.

Le accuse mosse alla Tsvestkova hanno portato tantissimi giovani a manifestare in sua difesa a Mosca, lo scorso giugno. Sebbene la legge russa consenta l’organizzazione di piccole “squadre”, molti partecipanti sono stati arrestati per violazione delle norme anti-Covid. Il gruppo OVD-Info, che monitora gli arresti politici, ha infatti dichiarato che in quell’occasione si verificarono 38 arresti.

Se una persona dopo aver letto queste notizie decidesse di vedere il documentario Intervista a Putin di Oliver Stone – che raccoglie una serie di interviste fatte dal 2015 al 2017 dal giornalista al presidente – si farebbe grandi risate. Incalzato da Stone con domande riguardo la comunità LGBT russa e sulla sua condizione, Putin afferma solennemente e più di una volta, che non esiste alcun tipo di restrizione in Russia, né per chi sceglie un orientamento sessuale “non convenzionale”, né per gli attivisti o propagandisti. Ovviamente questa risposta, insieme al 70% delle cose riferite dal presidente, soprattutto riguardo le questioni sociali, è falsa.

È chiaro che la situazione sia più complicata e critica di quanto viene lasciato trapelare. Le poche informazioni che ci arrivano sono il frutto dell’impegno di tanti giovani attivisti, come quelli che abbiamo menzionato, che rischiano veramente la vita ogni giorno, riportando sul web contenuti, aggiornamenti, notizie. Questo strumento è veramente diventato l’unico luogo “sicuro” e il mezzo per scoperchiare il silenzio russo e tentare di ribaltare con più contaminazioni possibile dall’estero i “valori tradizionali” che tanto cari sono al Capo di Stato e (purtroppo) ancora a gran parte della popolazione russa. Il coraggio di questi tanti ragazzi è dimostrato dal fatto che, nonostante chi è membro di un gruppo virtuale è sospettato di fare propaganda, continuano ogni giorno a lottare per un futuro migliore da costruire non all’estero, ma a casa loro.

Per chi volesse informazioni o sostenere le attività LGBT russe, consigliamo di seguire i profili instagram: @lgbtnetru, @comingoutspb. Anche tenersi informati, e divulgare informazioni corrette, può aiutare questi ragazzi che combattono giorno e notte per la propria libertà.

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Carlo Colleluori

Carlo Colleluori, 24 anni, ballerino a tempo perso e dottore in Scienze della Comunicazione e laureando magistrale in Media, Arti, Culture. È appassionato di lettura, serie tv e parchi a tema. Attivo anche nel sociale attraverso diverse associazioni, cerca ogni giorno di combattere e dare una voce ai diritti di tutte e tutti.

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