Opinioni

Referendum e Regionali. Che ci lasciano?

Si sentono parecchie analisi scontate. Si sentono parecchie conferme di vittoria. È vero i politici alla fine hanno vinto tutti. Il governo si è rafforzato, ma la destra non ha perso, anzi si conferma e conquista regioni. Chi perde è sempre l’Italia. Non si sentono analisi coerenti.

Noi di Samizdat lo si sa abbiamo il cuore a sinistra, molto a sinistra, e non possiamo che constatare ancora una volta quello che ci spaventa sempre più, ossia la comunque costante, deleteria presenza della destra. Volenti o meno, appare sì la tenuta della pseudo sinistra o  centro-sinistra (come in Toscana ad esempio), ma è un dato di fatto che dove la destra non governi comunque stia tenendo e comunque i distacchi si misurino in una manciata di voti.

La stragrande affermazione di Fratelli d’Italia, che da una parte mitiga la flessione della Lega, ne è di fatto la dimostrazione. La conquista di una regione come le Marche, storicamente di Sinistra, almeno per le ultime legislazioni, lascia pochi spazzi ai commenti. Il nostro Renzi che non raggiunge neanche il 50% della propria ottimistica previsione. E poi… la vittoria del SI. Legittima, Democratica, Palese, Assolutamente deleteria per la democrazia a nostro avviso. Assolutamente la dimostrazione delle strada intrapresa da tempo che porta, guida, e accompagna la nostra democrazia alla prossima dittatura non dichiarata, ma assolutamente all’orizzonte.

Si apre qua un mondo. Cosa vogliono gli italiani. Perché votano SI in stragrande maggioranza. Ebbene questo si ricollega ad una vecchia analisi pubblicata da noi già tempo fa. L’abitudine moderna non è individuare un problema e lavorare per la soluzione (in questo caso la malapolitica e lavorare verso la buona politica). No signore. La soluzione passa per l’individuazione di un colpevole e la punizione di questo. E questo risolve tutti i mali. I colpevoli sono i politici e io li punisco mandandoli a casa. Licenziandoli. Fieri d’aver ottenuto la propria libbra di carne. Non si pensa al fatto che la democrazia si regga sulla pluralità dei parlamentari. Che la democrazia diminuisce quanto più diminuisce la rappresentanza del popolo.

No, si pensa alla punizione. Perché devono guadagnare meno (ma meno non guadagnano). Perché devono soffrire anche loro (ma soffrire non soffrono). Perché così risparmiamo (ma il risparmio è pressoché impercettibile, direi inesistente – e poi il risparmio lo si fa eliminando i vitalizi, pagando meno i politici, gli assistenti, gli uscieri, i portaborse ecc e non riducendo il numero di chi ti rappresenta).

Allora? Che succede? Succede che agli italiani si è chiesto di fare quello che fare non vogliono. E cos’è che non vogliono fare gli italiani? Gli Italiani non vogliono pensare, non vogliono scegliere, non vogliono decidere. Per dirla all’italiana non vogliono rotture di palle. Sono un popolo lavoratore, ingegnoso, individualista (molto individualista), traffichino, servizievole e non vogliono dover decidere perché questo vuol dire schierarsi apertamente, e quindi compromettersi. Si tende a seguire il vento, la massa, la propria convenienza ed il proprio interesse.

E questo genera il terreno fertile per la destra. Il governo forte. L’uomo solo al comando. Il simbolo, il duce. Un uomo che rappresenta una nazione, che decide e sceglie per tutti e sa infiammare le folle. Questo vogliono tanti Italiani. Vogliono semplicemente osannare e poter adulare e poter giovare dell’uomo al comando. L’uomo solo che decide e che è il mentore e padre di tutti. Quello che negli ultimi tempi hanno visto in Conte. L’uomo simbolo che rappresenta il paese.

Certo, Conte ha fatto un buon lavoro. Non lo mettiamo in dubbio. Con i suoi meriti ed i suoi errori (ma chi non ne avrebbe fatti), ma ha intrapreso un cammino di difficile reversione. L’uomo solo al comando piace all’italiano. Piace tanto alla maggioranza degli italiani, di destra e di sinistra. E allora a che serve il Parlamento. A che servono le Camere. In un paese dove per democrazia s’intende il concetto che se vince la sinistra la destra deve fare tutto quello che dice la sinistra sino a che non si rivota e, viceversa, se vince la destra la sinistra dovrebbe stare zitta e fare quello che dice la destra sino a nuove elezioni che ci si può aspettare.

Se questa è l’idea di democrazia che emerge sempre più vuol dire che il concetto vero di democrazia non è radicato nel sistema italiano. Ecco perché l’Italia è forte e stabile solo quando c’è l’uomo forte al comando. Ecco perché la politica italiana, sempre più scadente e mediocre, ha fatto del Parlamento e del Governo tutto un “mercatino” un luogo di scambio che, a caduta, si ripete tale e quale sino all’amministrazione del più piccolo dei comuni.

Ed in un paese così… che non ha conquistato la propria indipendenza con la rivoluzione francese; che non ha abbandonato la monarchia con un voto CHIARO e distinto; che ha osannato il fascismo prima ed il comunismo poi; che è pronto a fare qualsiasi cosa ed a sopportare qualsiasi cosa pur di non porre a rischio il proprio orticello o per migliorarlo; che ha fatto dell’ipocrisia e dell’egoismo la propria bandiera; che in molte e molte regioni del centro e del sud è riuscita a passare sopra e dimenticare le offese e le umiliazioni della Lega; che offre al mondo scienziati e tecnici meravigliosi, per certi versi unici, ma che non riesce a fare mai, assolutamente mai, gioco di squadra se non fine a se stesso.

Che c’è da aspettarsi? Che la destra tenga. Che la sinistra pian piano diventi centro e poi tenda sempre più a destra (non ci dimentichiamo che il PD nasce dal matrimonio strano tra PCI, PSI, PRI, PLI, DC ed altri partiti minori). Che si riduca la rappresentanza parlamentare del paese perché tanto non serve. Che tutti aspirino all’uomo solo al comando.

Non mi viene di pensare ai grandi Statisti Italiani. Ai padri costituenti della nostra bella Carta Costituzionale che spesso invochiamo e sbandieriamo come un vanto senza neanche conoscerla. Ripenso solo a mio nonno e a quegli uomini che passavano le estati con lui sotto la tettoia dei Bagni Torretta, il suo stabilimento balneare. Quegli uomini che vissero alla macchia per anni pur di difendere la libertà e la democrazia. Quegli uomini costretti a nascondere la propria famiglia ed i propri bambini dalla vigliaccheria dei traditori fascisti. Quegli uomini che dettero tutto, spesso anche la vita, ma che in tanti casi persero le terre, le case e spesso le famiglie pur di mantenere alti i loro ideali di libertà. Quegli uomini che presero a calci i fascisti a proprie spese e che i propri discendenti non perdono modo di umiliare e relegare a mere e spesso scomode figure del passato. Quanta storia e quanta cultura italiana buttata nel pattume. Quanti prodi partigiani e uomini di cultura, di coraggio e di fiera sinistra, di sinistra quella  vera (che non è necessariamente il Comunismo Russo), morti o esiliati per dare oggi la possibilità ad un improbabile popolo di eleggere liberamente i propri dittatori.

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MG

Marcello Gianferotti, classe 1966, ha iniziato a viaggiare all’età di 15 giorni. Prima la Tunisia, poi il Madagascar, l’Italia e ora la Spagna: non si è mai fermato. Grande appassionato di scrittura, è referente iberico del circuito Sviluppo Europa e gestisce, oltre a SamizdatVoz, anche il suo blog culinario marcellogianferotti.org.

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