Storie dal Samizdat

Marina Cvetaeva e i suoi indifesi manoscritti

Marina Cvetaeva è una delle voci femminili più forti e anticonvenzionali della letteratura del XX secolo. È riconosciuta tra i più grandi poeti russi di tutti i tempi, al pari di Achmatova, Pasternak e Puškin. È stata prima una donna, e poi una poetessa a cui, durante tutti gli anni della sua vita, è stata tolta la libertà di parlare, di scrivere, di vivere: censurata perché aveva una posizione filo-zarista, dopo la Rivoluzione è stata costretta a lasciare la sua patria per raggiungere il marito che combatteva con l’Armata Bianca.

Tante sono le motivazioni per cui Cvetaeva è stata esclusa dalla vita letteraria e culturale della Russia e marginalizzata in quella degli émigré russi in Francia: a partire dalla posizione del marito Sergej, divenuto spia della polizia segreta sovietica e complice dell’uccisione di un agente della Čeka, fino ad arrivare al semplice fatto di “non essere capita” per i versi che scriveva.

Rara perla della poesia russa, Marina ha sempre dimostrato attraverso le sue parole la potenza, la passione, la dirompenza, che l’hanno sempre caratterizzata. “Perché scrivo? Scrivo perché non posso non scrivere. Alla domanda sullo scopo – risposta sulla causa. E non può essercene altra”. Osservare e descrivere, cercare la verità, contemplare, scolpire. Per fare questo aveva un bisogno carnale delle parole degli altri, parole che la “incantavano”; si innamorava di tutti, tendeva le braccia, inondava le persone e chiedeva loro di inondarla. Cercava interlocutori alla sua altezza, persone che sapessero ascoltare, cercava un’eco alle sue parole, un’anima gemella vivente, o più di una, aveva bisogno di versi e di scintille, ma le persone si stancavano in fretta della fatica a cui lei costringeva la loro mente e tutti i muscoli dell’anima, e si ritraevano spaventate, stordite.

Il samizdat ha contribuito a far riemergere il grande valore di Cvetaeva. Ha avuto una fortissima diffusione grazie alla letteratura clandestina: in molti l’hanno amata a tal punto da far sopravvivere la sua poesia.

“Ogni manoscritto è indifeso. E io sono tutta un manoscritto.” Marina Cvetaeva

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Chiara Gianferotti

Chiara Gianferotti, 24 anni, ha sempre o un libro o una valigia in mano. Vive a Madrid ed è laureata in Lingue per l’Editoria, con un master in Editoria e Traduzione. Attualmente si occupa di editing, traduzione e comunicazione editoriale come freelance. La sua più grande passione è scoprire nuove librerie e parlare di libri su Instagram.

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